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Utente:Dibidooly

Da Wikitravel.
                AFRICAN DIAMONDS

All started when I red a magazine in which there was written about extraordinary beauty in Southern Africa. The article that I liked most was the one in which Mozambique was described as the last paradise on the Earth. I was so impressed that I decided to book a tour, upsetting the plans for those who had already decided to go to Spain with bike. My travel by plane never exceeded 4 hour flight and I was willing to go there to face the fear and boredom of a journey by air much longer. The disappointment at the sold out, immediately put an end to my enthusiasm and, having already paid a sum of money as a deposit to tour operator, I allowed them to hijack me toward the river that ever met the sea. The old saying goes: ‘to travel hopefully is a better thing than to arrive’, is that we started so blindly without knowing anything about the river and its stories. The Mozambique remained there on stand by but others trails were opened before us. I spent the night in the highest eating my nails: ‘sure! fear of flying always plays bad jokes to me!!!’ Most of passengers are sleeping while I read and reread magazines found in the backs of seats, I give a look at the photographic material, again a look at the travel plans, hoping that everything it will be fine and with my heart I place my trust to the hands of the pilot and in the GOOD LUCK! Until….to the horizon appears the first ray of sun and I have the certainty that the touch with the African soil will be brief. The notorious love at the first sight pierced my heart and made me fall in love with this continent. Strolling around savannah (in a tent) in the company of people that I had never known before and sleep under Southern Cross has left an indelible mark in my soul, so for the second time we returned to repeat the experience. Far from away classic route, without the group now, only me, my man, the driving guide, the tent and my sleeping bag and…..already the first steps leave us amazed!!!! With wide eyes opened on the immensity my thought goes and flies by whom never had the desire or the ability to cross the border, ranging from those who are completely indifferent to such beauty. Namibia is: to travel to the endlessly spaces where the sky meets the ground and breathing freedom we dry off salted drops from our faces. It is hard to trace the crest of a dune trying to catch stars and we remain enchanted by the special effects of the dawn that between lights and shadows changes shape to each grain. Namibia is: the bitterness of not being to reach Sandwich Harbour chasing the roar of the Atlantic Ocean and suspended between dream and reality we heard stories, told by wind, of ancient ships grounding there in bygone days. There it is hiking in the desert and get beaten by giants in the sand and wake up surrounded by fog. Namibia is: lost yourself in a sea of yellow grass, is to change route and find yourself on the same steps; is to follow path that shine like diamonds in the sundown light, is… let grasp yourself at the hands from your emotions. There you can listen the singing of the Kunene River, rustling reeds rocked by wind, bells, beats of the wings, echo of the rolling stone to your feet. There you can be embrace by the silence while the darkness slips along your sides, then ….you can hear that in the dark there is something mysteriously charming. There you can share your time with Himba people playing the ball made of rags, while the sun paints rainbows around you. There you can see stretched hands who ask sweeties, sacred fires, eyes transparencies, mirages and then….the wind came on the ground and she danced!!! Now I know what the Africa sickness is, I would go back and freeze escaped moments on a piece of celluloid, while a baby’s fingers plaits my hair. I would embrace the silence again and dance another time with the wind. I wonder if between those small hands full of powder, there are coloured pencils, now. Mary Madeleine Davy said: ‘While the nomad is always in hearing, the sedentary closes listening ear to all voices’. I do not ever end to hear those emotions that are enclosed inside the casket of my memories, that’s why now I want to share with you.


Italian version versione italiana di Diamanti sudafricani 84.220.187.151 17:43, 8 mag 2008 (CEST) Tutto cominciò, quando lessi una rivista che parlava delle straordinarie bellezze nel sud dell'Africa, l'articolo che più mi piacque fu quello in cui descrivevano il Mozambico come l'ultimo paradiso sulla terra. Ne rimasi talmente colpita che decisi di prenotare un tour, sconvolgendo i piani a chi aveva già deciso di andare in Spagna con la moto. I miei viaggi in aereo non avevano mai superato le 4 ore di volo e per andare là ero disposta ad affrontare anche la paura e la noia di un tragitto via aria molto più lungo. La delusione per il tutto esaurito smorzò presto i miei entusiasmi e avendo già versato più del dovuto all'agenzia mi lasciai dirottare a malincuore verso il fiume che non incontrò mai il mare. The old saying goes:' to travel hopefully is a better thing than to arrive', così è che partimmo alla cieca senza sapere nulla del fiume e le sue storie. Il Mozambico rimase lì in stand by ed altri sentieri però si aprirono davanti a noi.......Notte passata nell'alto dei cieli a mangiarmi le unghie, certo che la paura mi gioca sempre brutti scherzi! La maggior parte dei passeggeri dorme mentre io leggo e rileggo le solite riviste trovate negli schienali delle poltrone, riesamino il materiale fotografico, rivedo il programma di viaggio, sperando in cuor mio che tutto proceda bene e ripongo la mia fiducia nelle mani del pilota e della GOOD LUCK. Finchè....all'orizzonte appare il primo raggio di sole ed ho la certezza che la distanza fra me ed il suolo africano è breve. Il famigerato colpo di fulmine trafisse il mio cuore a maggio del 2005 e mi fece innamorare perdutamente di questo continente. Girovagare per la savana (in tenda) condividendo le cene intorno al fuoco con persone mai conosciute prima e dormire sotto la croce del sud ha lasciato un segno indelebile dentro l'anima e così per la seconda volta tornammo a ripetere l'esperienza. Lontani dai percorsi classici e senza il gruppo ora, solo io, il mio lui e la guida e.... la tenda con il sacco a pelo e.... già i primi passi ci lasciano stupiti!!!! Con gli occhi spalancati sull'immensità, il mio pensiero vola e va da chi non ha mai avuto la possibilità o la voglia di varcare i confini, va da chi è completamente indifferente a tanta bellezza. NAMIBIA è: viaggiare negli spazi infiniti dove il cielo si confonde con la terra e respirando libertà è trovarsi ad asciugare gocce salate dai nostri visi; è risalire il crinale di una duna cercando di acchiappare le stelle, è rimanere incantati dagli effetti speciali creati dall'aurora che tra luci dorate ed ombre cambia forma ad ogni granello; è l'amarezza di non essere riusciti a raggiungere Sandwich harbour inseguendo il rombo dell' oceano e, sospesi tra sogno e realtà è ascoltare antiche storie di navi arenate là in tempi lontani; è camminare nel deserto e scendere in picchiata dai giganti di sabbia, è svegliarsi avvolti dalla nebbia, è perdersi in un mare d'erba gialla, è cambiare rotta e ritrovarti sugli stessi passi; è seguire sentieri che brillano come diamanti al tramontar del sole, è lasciarsi afferrare per mano dalle tue emozioni, è ascoltare..... il canto del Kunene, fruscii di canne cullate dal vento, bramiti, battiti d'ali, eco di sassi che rotolano ai tuoi piedi, poi.....lasciarti abbracciare dal silenzio che con il buio scivola lungo i tuoi fianchi. E....sentire che dentro al nulla c'è qualcosa di misteriosamente affascinante. E....condividere il tuo tempo con gli Himba giocando con una palla fatta di stracci mentre il sole dipinge arcobaleni intorno a te. E....vedere mani tese che chiedono sweeties, fuochi sacri, occhi lucidi, miraggi e poi.... il vento scese sulla terra e con lei danzò! Ora so cosa è il mal d'Africa e vorrei tornare indietro e congelare su un pezzetto di celluloide gli attimi sfuggiti tra le piccole dita di una bimba mentre m' intreccia i capelli, vorrei riabbracciare il silenzio e danzare ancora con il vento.....Chissà se ora tra quelle abili manine piene di polvere ci sono le matite colorate. Disse Mary Madeleine Davy: "Mentre il nomade sta sempre in ascolto, il sedentario chiude gli orecchi a tutte le voci" ed io non finirò mai di ascoltare quelle emozioni che sono racchiuse dentro lo scrigno dei miei ricordi ed è per questo che voglio condividerle con voi!!!

                                                                        By dibidooly

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