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Stigliano

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Stigliano è una cittadina lucana della provincia di matera che si arrampica sul Monte Serra a circa 1000 metri s.l.m. E' tuttora uno dei più importanti centri dell’entroterra lucano. E' stato a partire dal 1637 capoluogo della prima Provincia autonoma di Lucania (capoluogo di regione). Girando per le strade della cittadina è ancora possibile scorgere i resti di un passato importante. L’importanza della cittadina è testimoniata dalla molteplicità dei palazzi nobiliari presenti appartenuti a famiglie spesso originarie del napoletano, ma anche dall’ampiezza del suo borgo antico (la Chiazza) e degli altri rioni ad esso contigui.

Da sapere[Modifica sezione]

Storia[Modifica sezione]

Stigliano risale all'epoca dei primi abitatori della Lucania: i Lucani. Questi venuti a contatto con gli abitanti della Magna Grecia, ne risentirono il benefico influsso e furono ingentiliti nel costume e nel carattere. Da studi filologici sul nome delle citta' e dei paesi del Mezzogiorno d'Italia, si e' dedotto che la terminazione dei loro nomi in "ano", "ana" assumono il significato di possesso ed e' inflessione di nomi gentilizi. Stigliano sarebbe, allora, una forma aferetica di Ostigliano (dal gentilizio Hostilius, cognome comune all'epoca dell'antica Roma fino a risalire agli anni 249-251 d.C. in cui visse l'imperatore Caius Vibius Hostiglianus Tessius Quintus figlio di Troiano Decio). Caduto l'impero romano, Stigliano fu invasa dai Goti che la fortificarono e la adibirono a loro sede. Ai Goti successero i Longobardi i quali divisero la parte meridionale d'Italia in Principati e questi in Gastaldati. Nel secolo XI Stigliano faceva parte del Principato di Salerno; nel 1068 appartenne a Roberto Conte di Montescaglioso e nel 1070 fu donata da questi al vescovo di Tricarico, in redenzione dei propri peccati, unitamente a quelli della moglie Amelina. Signore della citta' fu Goffredo Britanno suffeudatario del Conte di Montescaglioso. Nel 1269 il feudo passo' a Goffredo di Sarzin, gia' cancelliere e procuratore del regno sotto Carlo D'Angio'. Nel 1274 re Carlo dono' il feudo a Giacomo di Bosciniano, ricordato perche' il feudatario nel 1276 litigo' con l'universita' di Craco a causa dei confini. Nel 1289 Carlo II per onorare il padre dono' il feudo a Guglielmo della Marra gia' governatore della citta' di Napoli che lo tenne per oltre due secoli e in seguito passo' alla potentissima famiglia dai Carafa. Dal 1556 al 1638 tutta la proprieta' di questi passo' ad una sua erede che, sposando Don Ramiro de Gusman duca di Medina e vicere' di Napoli, eresse Stigliano a primo capoluogo della Basilicata (sec. XVII). Nel 1656 Stigliano riporto' molti danni a causa della peste. Inseguito passo' alla potente famiglia dei Colonna di Roma, principi di Stigliano fino al 1783 con Don Girolamo Colonna.Vi nacquero lo scultore duecentesco Meli da Stigliano e Giacomo Trifoglio (Jacopo da Stigliano), architetto del Quattro-Cinquecento. Nel 1806 fu abolita la feudalita' e fu istituito un apposito tribunale detto Commissione feudale per dirimere le controversie.

Lo stemma di Stigliano

Lo stemma rappresenta un guerriero, armato di lancia, sopra un cavallo che rappresenta il Principe Eligio della Marra in atto di uccidere il drago che infestava le campagne di Gannano. La leggenda vuole che detto principe andato a combattere il drago, nell'ora del pericolo invoco' la Vergine di Orsoleo in onore della quale poi eresse il Monastero. Il drago non compare sullo stemma perche' fu trascurato dal pittore.

Leggende

La "mandarra"

La "mandarra" era una specie di essere mostruoso. Aveva l'aspetto di una donna gigantesca. Soprattutto aveva le gambe lunghissime. Essa, la notte stava in agguato e con le sue gambe lunghe era sempre pronta ad afferrare chi passava e non la scorgeva. Piantava i suoi piedoni sui tetti delle case o sui massi rocciosi. Stringeva fra le sue gambacce solo le persone cattive

La leggenda del tesoro

Un contadino che arava le terre del suo signore ad un certo punto si accorse che l'aratro si inceppava e chiamò il padrone. Quest'ultimo mandò via il contadino e si mise a scavare personalmente. Trovò una grande anfora piena di antiche monete d'oro chiamate "marenghi". Si pensa che quelle monete le avessero sepolte i briganti. Il signore, unico scopritore del tesoro, con quelle monete comprò altre terre e diventò ancora più ricco.

Il miracolo del crocifisso

Al tempo della peste, il popolo stiglianese, riunito in fervida preghiera ai piedi del Crocifisso, invocava la cessazione del flagello: All'improvviso una nube invase la Chiesa, offuscando gli occhi del popolo. Diradata la nube i fedeli notarono, con gran meraviglia che la testa della sacra immagine si era inclinata dalla parte sinistra. Un certo Paolo Gafia, mettendo in dubbio l'accaduto corse verso Chiesa ma mentre stava per varcare la soglia, gli si paralizzarono le gambe. Chiese aiuto a gran voce e confessò ai presenti del suo dubbio. In seguito, si ricredette, pregò fervidamente e, dopo aver ricevuto l'olio del crocifisso, guarì.

La leggenda dell'Agri

Piu' in alto di Sant'Arcangelo esiste ancora una chiesa dove sono conservate le corna di un drago che infestava nei tempi antichi la regione. Tale drago abitava in una grotta vicino al fiume e riempiva le terre del suo fiato pestifero, rapiva le fanciulle, distruggeva i raccolti. I contadini avevano tentato di difendersi, ma non potevano far nulla contro quella bestiale potenza. Ridotti alla disperazione, pensarono, infine, di rivolgersi al piu' potente signore di quei luoghi: il Principe Colonna di Stigliano. Il Principe venne, tutto armato, sul suo cavallo; ando' alla grotta del drago e lo sfido' in battaglia. Ma la forza del mostro era immensa e la spada del Principe pareva impotente di fronte a lei. Ad un certo momento stava quasi per darsi alla fuga, quando gli apparve, vestita di azzurro, la Madonna che lo incoraggio' a proseguire la lotta. A questa visione l'ardimento del Principe si centuplico' e gli permise di avere la meglio. Bisognava ora ricompensare il Principe per il servizio reso. Si radunarono percio' gli abitanti di S.Arcangelo, reputati avari e astuti e dissero che dal momento che il dragoabitava nel fiume, era una bestia dell'acqua, il Principe doveva prendere in ricompensa il fiume e non le terre. L'Agri fu offerto al principe ed egli l'accetto'. I contadini credevano di aver fatto un buon affare e di aver cosi' ingannato il loro salvatore, ma avevano fatto male i loro conti, l'acqua dell'Agri serviva ad irrigare i loro campi e da allora bisogno' pagarla al Principe ed anche ai suoi discendenti.

La leggenda del "pmpnar" (lupo mannaro)

I lupi mannari sono degli uomini normali che la leggenda vuole nati nella notte di Natale, a mezzanotte in punto. Nelle notti di plenilunio diventano simili a lupi e terrorizzano interi paesi. Gli uomini si trasformano e diventano lupi perche' vittime di oscuri sortilegi che si possono guarire solo con uno stratagemma: pungere con uno spillo il lupo mannaro. Il sangue perduto permette all'uomo di ritornare alla normalita'.

La leggenda del "mnocidd" (monachello)

In riferimento alla spiegazione fornita da Carlo Levi in "Cristo si e' fermato ad Eboli", tale personaggio era l'anima vagante di un bambino morto senza essere stato battezzato. Si invocava soprattutto per spaventare i bambini che avevano fatto qualche monelleria. Esso visitava i vivi la notte e tirava loro i piedi e le coperte. Abitavano vicino ai pozzi e all'interno di essi. Avevano un cappello rosso e a coloro che riuscivano a rubarglielo veniva offerto oro ed altro.

La "gravsej"

Fenomeno provocato da persone dotate di particolari poteri magici in grado di causare una sensazione di soffocamento ad individui nemici.


Attivita' lavorative scomparse

Bottai: costruttori di barili e botti.

Calzolaio: costruiva e riparava scarpe.

Cestari: costruttori di cesti, lavoratori del giunco.

Funari: costruttori di funi.

Il campanaro: costruiva le campane.

Il frese: arava con i buoi.

Il sellaio: costruiva selle.

Il "ualano": Il custode dei buoi.

Il vaccaro: Il custode delle mucche.

L' "imbriciaio": costruttori di tegole.

La"Masciar": fattucchiera. Nonostante tale attività non si possa qualificare come lavorativa in senso stretto e' stata inserita in questo settore poiché gli individui che la esercitavano erano in qualche modo a servizio della comunità.

Il maniscalco: ferrava gli zoccoli a muli, cavalli e asini.

Il mattonaio: costruiva mattoni per l'edilizia paesana.

Lo scalpellino: artigiano che scolpiva la pietra a scopo ornamentale.

Il "varricchiaro": costruiva barili.

Il "viaticano": commerciante di formaggio e olio.

Gli "zappatori": era una categoria di lavoratori a sé nel senso che questi svolgevano solo questo tipo di lavoro, cioè zappare la terra.


UOMINI ILLUSTRI

Stigliano, fu nel passato, patria di uomini illustri, quali:


AMELIO DA STIGLIANO, scultore del XIII secolo;


GIACOMO TRIFOGLIO, detto Jacopo da Stigliano, architetto che visse nel XV secolo;


CLAUDIO TUZIO, sacerdote, vissuto tra il XVI e il XVII secolo, valente dottore in diritto civile e canonico;


NICOLA BERARDI, poeta contadino, cui è intestata una via cittadina;


VINCENZO CILENTO, sacerdote barnabita, preside del liceo “Bianchi” di Napoli, professore di filosofia teoretica all’Università di Bari, amico di Benedetto CROCE; è considerato il maggiore studioso del filosofo neoplatonico PLOTINO;


NICOLA CILENTO, morto recentemente, professore di storia medioevale dell’Università di Macerata e poi rettore dell’Università di Salerno, considerato il più grande studioso della Longobardia meridionale;

FELICE ALDERISIO, già preside del liceo “Genovesi” di Napoli e docente di filosofia al Magistero di Salerno, cui è intitolato l’Istituto Magistrale cittadino;

GIOVANNI CASSINO, generale di Corpo d’Armata, comandante del COMMILITER di Roma. Si distinse per coraggio e atti eroici nella Guerra Mondiale 1915-18. Gli alti meriti gli valsero la medaglia d’argento al valor militare.


VINCENZO DE CHIARA, professore di Sacra Scrittura nel seminario regionale di Salerno e poi Vescovo nella Diocesi di Mileto.


ROCCO MONTANO, già docente di letteratura italiana all’Università di Napoli e di Harward (USA). Noto per i suoi studi su Dante, autore di una monumentale “Storia della letteratura italiana”.


PIO RASULO, vivente, docente di estetica e di sociologia dell’arte presso l’Università di Lecce; autore di numerosi libri di estetica e di antropologia, fondatore della rivista “NUOVE PROPOSTE”, medaglia d’oro della Presidenza della Repubblica per la cultura, l’arte e la scuola.


NICOLA ROTUNNO, arcivescovo, è stato Nunzio apostolico nel Ruanda e nel Burundi (Africa), nello Sri Lanka e nella Siria (Asia). Ha retto la Diocesi di Sabina – Poggio Mirteto.

Come arrivare[Modifica sezione]

In aereo[Modifica sezione]

  • Napoli Capodichino [1]
  • Bari Palese [2]

In treno[Modifica sezione]

FS Trenitalia Stazione di Arrivo Ferrandina/Pomarico/Miglionico


FAL www.fal-srl.it | Tel. +39 0835 332861 orari da/per Bari > Matera Per informazioni, orari e prenotazioni [www.fal-srl.it/quadriorari2003/bari.htm]

In auto[Modifica sezione]

da Roma/Napoli A3 Sa/Rc - uscita Atena Lucana SS.598 Val d'Agri - uscita Stigliano Fondo Valle Sauro - uscita Stigliano

da Bari/Matera SS 96 - fino a Matera SS 7 Appia rezione Metaponto/Potenza SS 407 Basentana - direzione Metaponto Uscita Pisticci SS 176 - direzione Pisticci SS 103 - fino a Stigliano

da Taranto SS 106 Jonica - uscita Policoro SS598 - uscita Stigliano Fondo Valle Sauro - uscita Stigliano

da Potenza SS 407 Basentana - direzione Metaponto uscita Pisticci SS 176 - direzione Pisticci SS 103 - fino a Stigliano oppure SS 407 Basentana - direzione Metaponto Uscita Accettura SS 277 - direzione Stigliano SS 103 - fino a Stigliano

In autobus[Modifica sezione]

  • da Napoli
    • Autolinee Grassani & Garofalo, P.zza Garibaldi Stazione FS ore 14:00, [3]
    • Autolinee Sita, P.zza Garibaldi Stazione FS ore 09:45 e ore 14:00, [4] Tel. +39 0835 332862

Autolinee Sita, Autostazione Tiburtina ore 15:00 (Stazione di Arrivo S.Arcangelo), [5] Tel. +39 0835 332862

Autolinee Sita, P.zza Matteotti ore 14:00, [6] Tel. +39 0835 332862

Autolinee Sita, Ospedale nuovo ore 13:45, Ponte Musumeci ore 14:20 [7] Tel. +39 0835 332862



Da vedere[Modifica sezione]

  • Chiesa di S.Antonio

Il Convento con aspetto grandioso fu fondato da Eligio e fatto decorare dal successore Antonio della Marra, La Chiesa dedicata a S.Antonio da Padova del 1600 fa parte dell'ex convento che prima era de' Riformati, poi appartenne ai Minori Osservanti di S.Francesco. La chiesa dunque è molto più antica di quello che indica l'iscrizione che sovrasta l'ingresso principale, ovvero A.D. 1748. Che esistesse precedentemente lo testimonia una tabella che ricorda i fatti della peste del 1656. Nel 1748 i monaci ampliarono l'antica chiesa, molto probabilmente con le elargizioni avute dalla Casa Colonna. Nella chiesa furono trasportati molti dei quadri che ornavano le pareti dell'antico convento, fra i quali un dipinto di Antonio Stabile raffigurante la "Madonna col Bambino" alla fine della seconda metà del 1500. Presenti all'interno pitture assai originali di Giovanni Tudisco di Briola e un Crocifisso ligneo del Seicento, già protettore di Stigliano, al quale la popolazione è molto legata grazie ai prodigi miracolosi operati da detta antica immagine durante il periodo della peste del 1656. La facciata a pietre bugnate, fu fatta nel 1763. La torre campanaria, ricostruita ad imitazione di quella del vecchio convento contiene ancora le campane dello stesso.

  • La Chiesa Madre

E' situata al centro della parte antica del paese. L'attuale chiesa (riconsegnata alla popolazione dopo oltre 10 anni di restauri!) sorse su un'altra, e questa a sua volta su un più antico tempio. Andando con ordine nel 1623 la chiesa subì un primo restauro per opera e con i denari della famiglia Tuzio ed Ursone. Ciò che rimase della vecchia chiesa furono due sepolture, una della famiglia dei Gagliardi, l'altra dei Morrone. Il coro del cinquecento fu distrutto nel 1831 per costruirne uno nuovo; attualmente il coro del 1831 è stato restaurato, e di quello cinquecentesco (interamente decorato) sono tuttora visibili due tavolette, che pare formavano fondi per gli stalli. Visibile è pure il fonte per l'acqua santa eretto dall'arciprete Claudio Tuzio. D.Marco Antonio Morrone vi fece fare il fonte battesimale, sulla base del quale è scolpito lo stemma dei Morrone, un leone rampante che con le zampe sostiene una spada. Nel 1842 fu portato nella Chiesa Madre un prospetto fatto da pregevoli pitture armonizzate da ornamenti dorati appartenuto all'antica chiesa dei Minori Osservanti. Il prospetto fu realizzato nel 1602 per opera del Principe di Stigliano D.Antonio Carafa della Marra. Dall'antico convento dei Minori Osservanti fu trasferita qui anche l'immagine scolpita nel legno di S.ta Rosa. Infine non vanno dimenticato che la Chiesa Madre conserva al suo interno una statua di Sant'Anna con Madonna e Bambino (primi del 1400) oltre che le reliquie di S.Felice.

  • Le Masserie Fortificate

Il territorio del Comune è disseminato di masserie fortificate, alcune ancora conservate discretamente, mentre su altre si sta avviando un serio ed attento piano di recupero, da poter offrire in seguito come testimonianza di un mondo agricolo-pastorale molto ricco e produttivo, legato a un periodo culturale, che ha saputo tenere il filo logico di tutte queste realtà.


  • Case Museo L’Angolo della Memoria
  • Museo Permanente della Civiltà Contadina CEA


Dove mangiare[Modifica sezione]

  • Da Zia Carmela [Trattoria e osteria] Via Beccaria 3, Tel. 0835 561194
  • Bar Ristorante Mariano [Ristorante-Pizzzeria] Via Principe di Napoli 65, Tel. 0835 561196
  • La Taverna del Corso [Ristorante-Pizzeria] Via Cialdini
  • Al solito posto" [Pizzeria] Corso Umberto I 16, Tel. 0835 561359

Bere[Modifica sezione]

  • Bar Leone - Via Cialdini
  • Tony&Tina - Piazza Monumento
  • Bar Sarubbi - Corso Umberto
  • American Bar - Piazza Garibaldi

Vita notturna[Modifica sezione]

  • Overdrive pub, Via Cialdini
  • Delirium bar, Via Zanardelli
  • Like yesterday, Via Cialdini

Dove alloggiare[Modifica sezione]

  • Bed & Breakfast “Il Portale”, Calata Correale, 3 (centro storico), Tel. 0835 562407
  • Bed & Breakfast "Tenuta Pomponio", Loc. Pomponio (5Km da centro), Tel. 0835 565558
  • Bed & Breakfast "Magariello", C.so Umberto, 55 (centro), Tel. 0835 561225


Sicurezza personale[Modifica sezione]

Comune 0835/56 71 11 Carabinieri 0835/56 10 10 Polizia Municipale 0835/56 10 14 Ospedale 118 - 0835/56 91 Guardia medica 0835/56 98 83 Comando Stazione Forestale 0835/56 14

Escursioni[Modifica sezione]

  • Parco Regionale di Gallipoli Cognato e delle Dolomiti Lucane [8]
  • Parco Letterario “Carlo Levi" [9]





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