Piaggine
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Piaggine è un comune italiano di 1.500 abitanti della provincia di Salerno in Campania.
[Modifica sezione] Storia
Intorno all’anno 1000, una comunità di pastori nomadi trovò verdi pascoli fra i monti in prossimità del fiume, attualmente detto Calore. La tradizione chiama Castelluccio quel luogo, probabilmente perché lì era una torre di avvistamento e difesa.
Nel 1159 vi troviamo una Comunità religiosa di Benedettini ed una Chiesa dedicata a San Simeone.
All’inizio, l’abitato fu chiamato Chiaìne Soprane ( per distinguerlo da Chiaìne Sottane, l’odierna Valle dell’Angelo) dal latino Glarea ovvero ghiaia, a causa di banchi di detriti derivanti da antiche alluvioni, su cui era nato. Successivamente, fu chiamato Laurino Soprano perché dipendente da Laurino ed infine fu chiamato Piaggine (dal latino plaga); secondo G. B. Pacichelli perché nacque sulle “spiaggette del fiume” ; secondo G. B. Pellegrini (Toponomastica Italiana - 1990) perché su “ terreni in declivio”.
Il Papa Alessandro III, con una sua Bolla, elogiando i monaci cavensi che avevano fondato il monastero e la chiesa di S. Simeone - nell’anno 1159 – sottrasse, alla ordinaria giurisdizione territoriale del vescovo, la chiesa e la comunità monastica , dichiarandole esenti. Ai monaci Cavensi, dell’Abbazia Benedettina della SS. Trinità, è dovuta la rinascita del Cilento, devastato dai Saraceni ed infestato dalla malaria e lo sviluppo di alcune zone impervie di esso, che accolsero popolazioni delle terre meridionali fuggite alla stessa malaria ed ai Saraceni.
I monaci facevano costruire strade, acquedotti ed insegnavano l’agricoltura, curavano gli ammalati, aiutavano finanziariamente, davano conforto e consigli oltre a svolgere il loro ministero religioso ed ad eseguire gli stessi lavori manuali in stretto ossequio al principio “ ORA ET LABORA”.
Piaggine fu uno dei cinque Casali vassalli dello Stato di Laurino che aveva un suo parlamento, emanava leggi e aveva un proprio tribunale ed un esercito. Nel 1500, la costruzione della Chiesa di S. Nicola di Bari nella località “ Tumpetieddo” segna una espansione del paese nella zona al di là del fiume Calore, verso l’alto. Il 2 maggio 1750, il duca Giuseppe Spinelli concesse un governatore indipendente. Nel 1810, con l’avvento di Gioacchino Murat, re di Napoli, fu abolita la feudalità e furono assegnati a Piaggine le proprietà del Duca Fornelli. Negli anni 1806 e 1815, Piaggine è coinvolta nella sanguinosa lotta tra i Borbonici di fede monarchica ed i giacobini filo francesi. Nell’ottobre 1806, il paese fu sottoposto ad una feroce rappresaglia da parte dei francesi, che incendiarono finanche la chiesa di S. Nicola, asportandone quanto vi era di prezioso e commettendo ogni sorta di violenza per punirla dell’assalto e del saccheggio perpetrato a Laurino da Nicola Tommasini, piagginese, alla guida di circa 4000 uomini, tra cui anche alcuni briganti del capobanda Panedigrano, che era stato sovvenzionato dalla regina di Napoli, Maria Carolina. Nel giugno 1815, ritornato sul trono Ferdinando di Borbone, Nicola Tommasini tentò di nuovo di mettere a ferro e fuoco Laurino ma non riuscì a penetrarvi per la energica reazione dei Legionari agli ordini del Tenente Gaetano Puglia e del capitano Sangiovanni. Nel mese di luglio del 1815 il Tenente Puglia, per rappresaglia, fu aggredito e successivamente fu assalita al grido di “Viva Ferdinando e morte ai Giacobini “ la casa dove egli giaceva in gravi condizioni, attorniato dai suoi parenti. Il tenente fu bruciato vivo nella piazza principale del paese.
Dopo il 1861 il paese visse tutti i problemi del Meridione derivanti dall’Unità d'Italia e vi rispose con il Brigantaggio e l’Emigrazione.
In Italia meridionale, specialmente in Calabria, Puglia, Campania e Basilicata, subito dopo la proclamazione dell’Unità d’Italia (17 MARZO 1861) il sangue non finì di scorrere, anzi ne scorse più che nelle guerre di indipendenza. Tra il 1861 ed il 1872 morirono in totale ben 266.370 “ briganti” ed oppositori politici e 23.013 soldati italiani. Furono distrutti 51 paesi. Il nuovo Stato Italiano schierò contro i “briganti” ben 120.000 soldati ( la metà di tutto l’esercito italiano); 7.489 Carabinieri, 83.927 Militi della Guardia Nazionale, in totale 211.416 uomini contro 135.000 “ briganti” divisi in 488 bande. I numeri sono spaventosi.
Alla richiesta di far tornare sul trono Francesco II di Borbone, ai problemi del Sud, lo Stato Italiano rispose con lo sterminio. Ex soldati borbonici ed ex garibaldini, congedati, entrarono nelle bande. I capi più famosi furono Carmine Donatelli, detto Crocco, in Basilicata, Pasquale Domenico Romano in Puglia, Michele Caruso in Molise, nel Beneventano e nella Capitanata, Luigi Alonzi nel territorio di Sora, nello Stato Pontificio e nel Casertano, Gaetano Manzo a S. Cipriano Picentino e Giffoni Valle Piana, Gaetano Tranchella ad Eboli, Battipaglia e Persano, Cipriano La Gala nel Beneventano, Giuseppe Tardio nel Cilento. Furono appoggiati dalla monarchia borbonica che aveva trovato riparo presso il Papa a Roma, dai Borbonici, dalla Chiesa ( che non aveva visto di buon occhio la proclamazione di Roma come futura capitale d’Italia il 27 marzo 1861) e che non guardava con simpatia la Monarchia Sabauda per la sua politica anticlericale, dai contadini che vedevano il nuovo Stato come nemico per i seguenti motivi: - le tasse erano aumentate per pareggiare il bilancio in disavanzo, per le guerre di indipendenza; - la leva militare era diventata obbligatoria e durava cinque anni, sottraendo le braccia di lavoro alla campagna; - le terre demaniali e le terre degli ordini ecclesiastici, confiscate, poi, dal nuovo stato, non arrivarono ai contadini, ma se ne impossessarono aristocratici e borghesi. Il latifondo imperava al Sud, insieme ad una grossa disuguaglianza tra agrari e contadini. - negli uffici pubblici c’erano, per lo più, piemontesi.
La ribellione, chiamata con disprezzo “Brigantaggio” dal nuovo Stato Italiano, fu soppressa nel sangue e trattata come una guerra (Legge Pica che proclamava lo stato d’assedio). Verso il 1865, il grosso del fenomeno, represso nel sangue, cominciò a diminuire. Valvola di sfogo ai problemi divenne, fatalmente, l’emigrazione che ha visto nel Cilento ed a Piaggine moltissimi partire.
[Modifica sezione] Attività
All'interno di un progetto europeo di promozione turistica nasce nel 2011 "lamontagnadelcilento.it", per la realizzazione di un "Itinerario della cultura, delle tradizioni e delle risorse ambientali di Piaggine"
[Modifica sezione] Link Ufficiali
Sito ufficiale del comune di Piaggine: http://www.comune.piaggine.sa.it/
Progetto europeo "Itinerario della cultura, delle tradizioni e delle risorse ambientali di Piaggine": http://www.lamontagnadelcilento.it/

