Metodo di studio
Da Wikitravel.
COSA SIGNIFICA STUDIARE?
Studiare significa acquisire e memorizzare conoscenze e abilità, sistemarle nella propria mente per poterle riutilizzare al fine di
Possiamo dire che lo studio è uno dei modi per apprendere, non l’unico. Ma è quello necessario per l’assimilazione di nozioni, concetti e informazioni complesse come quelle che vengono proposte a scuola.
Per questo motivo è indispensabile una riflessione su cosa si intende per studio e come si apprende.
Nell’ambito di una ricerca su questo tema, in una università milanese, è stato chiesto ad alcuni studenti di rappresentare il proprio apprendimento con un disegno o un grafico. Le rappresentazioni si possono raggruppare in quattro gruppi.
Linee orizzontali
Rappresenta un’idea di apprendimento come processo continuo, regolare,potenzialmente illimitato
Linee ascendenti
Rappresenta l’apprendimento come un itinerario di progresso continuo, di crescita, regolare o irregolare.
Immagina l’apprendimento come una progressiva diversificazione di percorsi e conoscenze.
Immagina che vi sia un continuo scambio tra conoscenze e informazioni esterne, abilità e nuove acquisizioni.
Prima di chiedersi come studiare viene spontaneo chiedersi perché farlo.
Occorre dunque parlare di motivazione, di quella spinta che muove le persone a seguire un percorso che indubbiamente richiede fatica, impegno, costanza.
Possiamo analizzare le motivazioni secondo criteri diversi, che possono utilmente incrociarsi per avere un quadro più completo.
Ecco qualche utile criterio.
Esistono motivazioni interne ed esterne.
Le motivazioni interne possono essere :
Il bisogno di autostima e di affermazione personale nel gruppo
Il bisogno di conoscere per capire il mondo circostante
Le motivazioni esterne possono essere:
Il bisogno di interagire con il mondo esterno (capire le istruzioni di un gioco, usare il computer, fare un versamento in posta, ecc.)
Il bisogno di avere un progetto professionale per rendersi autonomi economicamente e iniziare un vita da adulti
Esistono motivazioni a breve e a lungo termine
Le motivazioni a breve termine possono essere:
dimostrare a se stessi di “farcela”
avere il riconoscimento dei professori
essere considerati intelligenti dai compagni
essere apprezzati dai genitori
ottenere ricompense ( denaro, permessi di uscita, vacanze)
Le motivazioni a lungo termine possono essere:
Esercitare la professione che più ci ispira
Realizzare progetti a cui teniamo (andare all’estero, partecipare a gare o concorsi ecc.)
Ricompense e punizioni
Non sono vere motivazioni, ma aiuti “strategici” per superare momenti di stanchezza e avere la “benzina” per andare avanti.
Motivazioni di questo tipo possono essere:
Evitare “guai” in famiglia
Evitare punizioni a scuola
Ottenere o darci dei premi per i risultati conseguiti
SOSTENERE LA VOLONTA'
Normalmente occorre avere delle buone motivazioni per svolgere attività che costano fatica, e anche in questo caso è facile avere dei momenti di stanchezza e scoraggiamento.
E’ molto importante che gli obiettivi che ci poniamo siano raggiungibili, altrimenti le delusioni potrebbero indurci ad abbandonare l’obiettivo. Non sono utili però gli obiettivi troppo facili, perché è dimostrato che “spronano” troppo poco. Quindi il primo passo è “prendere bene le misure” per i nostri obiettivi.
Quando ci accorgiamo che rischiamo di non seguire il nostro progetto, è utile trovare dei metodi che sostengano la nostra volontà vacillante. Vediamo qualche metodo.
La strategia autopremiale
Già dal nome puoi capire che si tratta dell’antico metodo di premiarsi da soli per gli obiettivi a breve termine che si sono raggiunti. Ognuno sa quale può essere il premio giusto sulla base dei propri gusti, ma è necessario calibrare il premio in rapporto al risultato. Per esempio, se ho tradotto dieci frasi dall’inglese, posso ascoltare 5 minuti di musica; se ho fatto tutti i compiti per il giorno successivo, posso concedermi un’ora di uscita
“Premiare” anche le distrazioni: potremo ascoltare i pensieri che vengono a distrarci, dopo aver raggiunto un dato obiettivo. Se, ad esempio, continuo a pensare che voglio telefonare al mio amico per sapere come è andata la partita che ha giocato, mi permetterò di farlo dopo che avrò terminato i compiti di matematica. “Capitalizzare” il tempo: il principio è semplice: al tempo dedicato allo studio corrisponde la possibilità di dedicare tempo ad altre attività. Ad esempio possiamo decidere di studiare tutta la settimana per poterci permettere di andare via con un amico nel week-end. Ad ogni ora di studio ne corrisponderanno due di vacanza con l’amico; per stare con l’amico 24 ore dovrò studiarne 12 in quella settimana.
Il bastone e la carota Il metodo più diffuso tra i genitori per sostenere gli sforzi dei figli è proprio quello di “vincolare” la realizzazione dei desideri dei figli alla buona riuscita scolastica. Qualche volta questo viene deciso dai genitori, altre volte viene contrattato, soprattutto se il premio è consistente.
Un altro metodo è il sistema retributivo legato ai voti: ad ogni voto positivo corrisponde un guadagno (ad esempio 2€ per una sufficienza, 3 € per un sette, ecc.) ma ad ogni voto negativo corrisponde una penalità ( ad es. 2€ di penalità se prendi un 5 , 4 € per un 4, ecc). Se alla fine del mese vuoi avere sufficiente denaro per fare qualcosa che ti interessa, avrai dovuto guadagnartelo con il tuo lavoro di studente.
Le motivazioni interne
Indubbiamente la più forte motivazione interna per ciascuno di noi consiste nel desiderio di ottenere dei riconoscimenti da chi ci circonda e nel vedere che siamo capaci di migliorare le nostre prestazioni. In tutti i campi delle nostre attività i nostri progressi ci danno molta soddisfazione.
Come possiamo fare per incentivare questi nostri bisogni di autoaffermazione?
Imparare dai propri errori. Per non scoraggiarsi è molto utile ricordare che i nostri errori possono servirci a migliorare, se solo sappiamo “guardarli” con attenzione e soprattutto con l’atteggiamento giusto. Se predisponiamo una tabella con la data di ogni esercitazione in classe e a casa, il tipo di errore compiuto, la causa (distrazione, carenza di studio, non comprensione), potremo capire se ci occorre studiare di più, chiedere maggiori chiarimenti, imparare a concentrarci ecc. Questo ci permetterà di programmare una strategia più efficace di recupero e ridurre gli errori nell’esercitazione successiva.
A caccia del record. Naturalmente la tappa successiva sarà il miglioramento progressivo dei voti, ma anche la riduzione dei tempi necessari per ottenere quei risultati positivi. Se sei un esperto di videogiochi conosci molto bene la “molla” che muove a superare il risultato della volta precedente: eppure non ci sono premi tangibili che ti spingono ad agire. La tua tabella potrà arricchirsi di altre colonne, che indicheranno il tempo impiegato per fare i compiti e prepararsi alle verifiche scritte e orali.
“Studio perché sono un tour operator”. Che cosa significa ? E’ un esempio di come potresti motivarti se hai già un desiderio preciso circa la tua professione futura. Se ad esempio desideri fare il tour operator, allora puoi provare a guardare con gli occhi della tua professione futura la disciplina che ora stai studiando per vedere quale utilità può avere nel tuo futuro. A questo proposito guarda cosa propongono sul libro Fare lo studente.
CERVELLO E MEMORIA
Il nostro cervello è formato da due emisferi che sono preposti a funzioni di pensiero diverse. L’emisfero sinistro è quello che si occupa di linguaggio, logica, ragionamento e analisi; l’emisfero destro è coinvolto invece nei processi di immaginazione, associazioni, attenzione ai colori e alla musica.
Questo dato ci è utile per integrare la conoscenza del nostro modo personale di affrontare lo studio: entrambi gli emisferi sono infatti coinvolti nel processo di apprendimento.
Sapete quanti neuroni possiede ogni cervello umano e quante le possibili interconnessioni tra loro? Scrivete il numero 10 e fatelo seguire da 800 zeri!! Il problema dell’apprendimento non ha niente a che vedere con la scarsità di materia prima a disposizione!
Ciò che è limitata, invece, è la capacità di concentrazione.
In base a numerosi studi si è stabilito che la massima concentrazione si raggiunge tra i 20 e i 40 minuti dall’inizio dello studio. Questo significa che non è utile studiare per meno di 20 minuti, ed è dannoso interrompersi in questa prima fase, ma è anche inutile continuare a studiare dopo 40 minuti senza fare intervalli. Il cervello ha bisogno di distrarsi per una decina di minuti.
Inoltre è necessario sapere che la nostra capacità di assimilare informazioni sfrutta due differenti aree del cervello: una è quella della memoria a breve termine, l’altra è quella della memoria a lungo termine.
E’ importante sapere che a noi occorre attivare la seconda per avere buoni risultati scolastici e questo è possibile solo ad alcune condizioni. Vediamo quali.
Poco dopo l’ascolto di una lezione ( o di qualsiasi altra informazione) inizia una “caduta” della nostra capacità di ricordare, che scende nel giro di 24 ore a non più del 25 % di quanto abbiamo udito e dopo solo due giorni si stabilizza intorno al 10%
Il rinforzo che permette alla memoria di ritenere circa il 75% di quello che abbiamo ascoltato è costituito dal “ripasso”. Questo va eseguito in modo ultrarapido entro 10 minuti e poi con un po’ di calma entro le 24 ore.
Se si ripete il ripasso ancora alcune volte a intervalli sempre più distanti, si condurrà l’informazione verso la memoria a lungo termine.
Ricorda: se permetti alle nozioni di entrare nella memoria a lungo termine, allarghi il “reticolo” di conoscenze a cui potrai agganciare altre informazioni, rendendo il processo di apprendimento SEMPRE PIÙ FACILE!!
Esistono anche delle tecniche per memorizzare con maggior facilità. Tra quelle più semplici, che tutti abbiamo spesso utilizzato, ci sono le strategie di tipo uditivo e le strategie di tipo visivo.
Appartengono al primo tipo quei piccoli stratagemmi che da bambini ci sono stati utili : “Trenta giorni ha novembre, con aprile, giugno e settembre, ecc.”. Oppure “su qui e qua l’accento non va”, o “Ma con gran pena le reca giù”.
Appartengono al secondo tipo tutti gli usi grafici, le sottolineature, l'uso di evidenziatori, le mappe, le scalette, ecc.
Vi sono però molte altre mnemotecniche con le quali potrai esercitarti.
GLI STILI DI APPRENDIMENTO
Tutti noi ci accorgiamo di avere bisogno di alcune condizioni particolari per riuscire a studiare con efficacia. Ad esempio, c'è chi lavora meglio al mattino, chi alla sera, chi all'aperto, chi nel silenzio assoluto di una stanza, chi con la musica di sottofondo, ecc. Inoltre, confrontandoci con altre persone, ci accorgiamo che ognuno ha strategie di studio diverse.
In effetti ogni persona ha un proprio stile di apprendimento, unico e personale, legato ad alcune caratteristiche individuali.
È utile conoscersi meglio e scoprire qual è il nostro stile di apprendimento, considerando il modo di lavorare che ci è sempre venuto “spontaneo”. Dopo si potrà vedere come integrare e migliorare il nostro stile.
I nostri sensi
Una prima conoscenza di noi stessi riguarda i canali sensoriali che privilegiamo per acquisire e memorizzare informazioni.
Se quello che ricordiamo è soprattutto legato ad immagini, colori, forme, o al ricordo di come è distribuito il testo scritto su una pagina, possiamo dire che abbiamo uno stile visivo
Se invece ricordiamo parole, voci, suoni ecc., abbiamo piuttosto uno stile uditivo.
Se quello che si imprime maggiormente nella memoria è una sensazione tattile o di movimento, abbiamo prevalentemente uno stile cinestesico.
Naturalmente ciò che tendiamo a fare è “miscelare” questi tre canali e realizzare così una ricetta tutta nostra per relazionarci con il mondo che ci circonda.
E’ evidente che conoscere queste caratteristiche ci permette di scegliere gli strumenti più adatti a noi per aiutare la memoria: sottolineare con evidenziatori colorati o ripetere ad alta voce? Fare esperimenti diretti o scrivere mappe concettuali e scalette?
Analitico o globale
Un altro aspetto che determina lo stile di apprendimento riguarda il nostro personale modo di affrontare un problema,tanto di carattere generale, quanto legato all’apprendimento. Schematizzando un po’, possiamo raggruppare le persone prevalentemente intorno a questi due modelli.
Lo stile analitico. Scomponiamo il problema e ne consideriamo una parte per volta, in modo logico, lineare, sistematico e riflessivo
Lo stile globale. Valutiamo le cose nel loro complesso, sintetizzando spesso, decidendo man mano come procedere, in modo intuitivo e impulsivo.
Attenzione. E’ importante sottolineare che non esistono stili migliori o peggiori. Esistono percorsi che per noi sono più semplici ed efficaci, ed è utile conoscerli.
Inoltre è sempre possibile migliorare e integrare i propri metodi. Come? Osservando cosa facciamo e come; riflettendo con l’aiuto di qualche “esperto”.
COME ORGANIZZARE LO STUDIO IN CLASSE
La prima tappa del lavoro consiste nel seguire la lezione. Questo riduce considerevolmente la fatica dello studente a casa, perché:
L'insegnante fornisce le linee guida del lavoro. Sappi che la lezione dell'insegnante rappresenta già la prima fase di apprendimento e memorizzazione, se viene seguita attentamente.
È possibile inserire ciò che si deve studiare in un quadro di riferimento disciplinare. Ricorda che il "sapere" è una rete di relazioni tra le conoscenze. Se non hai una cornice all'interno della quale introdurre le nuove informazioni, non sarà possibile aiutare la memoria a ritenere le nozioni. Ogni materia che studi è come un puzzle. Per cominciare a venirne a capo occorre avere un'idea di cosa rappresenta e costruire la "cornice". Una volta realizzate queste due prime tappe, ogni tassello supplementare verrà collocato con maggiore facilità
Di solito durante l'ora di lezione viene dedicato del tempo alla correzione dei compiti svolti a casa. Correggere i compiti significa individuare i propri errori e imparare a non rifarli. Inoltre rappresenta un ulteriore ripasso di concetti, procedure, termini, ecc.
Anche le interrogazioni dei compagni sono molto utili. Si possono trascrivere le domande degli insegnanti, che normalmente corrispondono agli aspetti fondamentali che devono essere acquisiti. Altra occasione di ripasso e di confronto: le risposte dei compagni.
Un' altra importante attività che si svolge in classe è fare domande e interventi,cosa che ti permette di uscire dal ruolo passivo di ascoltatore, dandoti la possibilità di chiarire dubbi e incertezze, di esprimere la tua opinione, di dare un contributo al lavoro della classe. Se i tuoi interventi sono pertinenti, tutti ti saranno riconoscenti per il tuo contributo.
Tutto questo inoltre riduce la "noia" delle ore da trascorrere in classe, fornendo l'allettante prospettiva di impiegare meno tempo a casa!
PRENDERE APPUNTI
Durante le spiegazioni, è quasi indispensabile prendere appunti. I motivi sono :
Garantire la concentrazione. Stare attenti per molto tempo quando l’insegnante spiega è molto impegnativo: la mente tende a distrarsi seguendo le associazioni più stravaganti. Prendere appunti costringe a stare attenti.
Aiutare la memoria. Scrivere rappresenta già un lavoro di elaborazione di un concetto o di un dato.
Verificare subito se si è capito. Infatti è difficile trascrivere ciò che non è chiaro.
Riportare ciò che non è scritto sul testo. Le integrazioni dell’insegnante, altrimenti, andrebbero perse.
Il vero problema è che prendere appunti non è facile, e occorre un certo allenamento per coordinare l’orecchio e la mano, per selezionare i concetti-chiave, per scrivere in forma abbreviata.
Qualche suggerimento
I concetti essenziali spesso sono sottolineati dall’insegnante stesso, dal tono della sua voce. Non cercare di trascrivere tutto quello che viene detto, perderesti il filo del discorso. Ascolta invece la prima “porzione” di discorso e poi trascrivi l’essenziale in modo sintetico, approfittando anche dei “rallentamenti” naturali, delle ripetizioni di un concetto, ecc.
Usa abbreviazioni, parole-chiave, forme sintetiche, eliminando tutto quello che non è indispensabile a capire il concetto. Anche frecce, numerazioni, simboli servono a questo fine.
Non è facile studiare sugli appunti dei compagni, a meno che non siano stati già riordinati. Ognuno di noi ha un modo personale di sintetizzare e organizzare gli appunti. Inoltre già prendendo appunti facciamo un grande lavoro di memorizzazione. Quindi, nel limite del possibile, è meglio prenderli in prima persona.
Gli appunti presi in classe vanno riguardati e riordinati dopo poco tempo. Infatti rischiamo di “non capirci più niente” se la memoria non ci aiuta a ricostruire gli inevitabili “buchi” e le frasi mal riuscite.
E’ possibile prendere appunti in tutte le materie, da quelle più discorsive a quelle più tecniche: basta mettere a punto un metodo personale per ciascuna di esse. E se chiedessi al tuo insegnante di mostrarti dei suoi appunti? Potrebbe essere un modo interessante di trovare un modello.
ORGANIZZARE IL LAVORO A CASA
Dopo aver lavorato in classe seguendo le lezioni, prendendo appunti, trascrivendo esercizi, ascoltando le interrogazioni, incomincia la fase più impegnativa del lavoro dello studente: l’organizzazione a casa.
La pianificazione dei tempi
Nei primi anni della scuola media superiore lo studente si trova a dover gestire in modo più autonomo la distribuzione del proprio tempo.
E’ evidente che ogni persona deve avere chiara la scala delle priorità che si pone. Ad esempio: se uno studente studia con passione uno strumento musicale oppure pratica uno sport a livello agonistico e decide che questa sfera della sua vita è irrinunciabile, necessariamente dovrà dedicare meno tempo alla scuola, ponendosi obiettivi realistici e non troppo ambiziosi.
Per tutti, comunque, servono buone capacità organizzative soprattutto nelle giornate di studio che precedono le verifiche scritte o le interrogazioni.
Qualche consiglio potrà essere utile.
Una programmazione efficace prevede un piano settimanale in cui, quotidianamente, siano presenti momenti dedicati allo studio ed altri riservati allo svago. Il lavoro di pianificazione, infatti, serve a ridurre il tempo di studio aumentandone l’efficacia, in modo da permettere alla persona di avere del tempo libero per le attività extrascolastiche che interessano. Non è necessario prevedere molte ore di studio. Sono invece importanti la concentrazione, adeguate pause, buoni ripassi. Potresti costruire un’agenda settimanale con gli impegni fissi (sport, hobbies) e le fasce orarie di studio – base, anche tenendo conto degli orari in cui lavori meglio. Prevedi anche una certa elasticità in modo da far fronte a eventuali periodi di lavoro intenso nello studio o nello sport.
Nella programmazione dei tempi, occorre prevedere almeno tre fasi.
La prima è di revisione di ciò che è stato svolto in classe al mattino. Infatti se non si rimettono in ordine gli appunti o gli esercizi, presto dimenticheremo il 70% di quanto abbiamo fatto.
La seconda fase è di studio o di esecuzione di compiti. In questa fase è importante ricordare che gli esercizi vanno svolti dopo aver studiato la parte teorica. Ad esempio in matematica, gli esercizi saranno una verifica della comprensione dei concetti studiati nella teoria. Per quanto riguarda lo studio, affronteremo gli aspetti legati alle tecniche di lettura, alla sottolineatura, alla rielaborazione personale con schemi e mappe. Della memorizzazione abbiamo già trattato precedentemente.
Una fase di ripasso. Solo dopo aver lasciato “sedimentare” le conoscenze, ripassi successivi permetteranno di inserire le conoscenze nella memoria a lungo termine.
Non concentrare mai lo studio nei giorni appena precedenti le verifiche. Molti studenti fanno proprio così, fidando nella potenza della memoria a breve termine. Gli svantaggi però sono numerosi. Infatti i risultati che si ottengono in questo modo sono imprevedibili per vari motivi. L’ansia, ad esempio, gioca un ruolo molto importante nel nostro rendimento: se non siamo sicuri della nostra preparazione potremmo bloccarci, non ricordare più niente, fare una gran confusione. Inoltre, se la preparazione è fragile, basta una domanda posta in modo diverso da quello che abbiamo previsto, per “perdere la bussola”. Inoltre, ed è la cosa più importante, se lavoriamo sempre con la memoria a breve termine, non riusciremo a costruire la già citata rete di conoscenze che ci serve per imparare nuove cose.
E’ opportuno qui distinguere tra preparazione prossima e preparazione remota. La prima è proprio quella che realizziamo con gli studi fatti a casa prima dell’interrogazione o della verifica. La seconda, invece, incomincia dalla prima spiegazione dell’argomento in classe, attraverso l’ascolto, la presa di appunti, la revisione a casa, la richiesta di chiarimenti, gli esercizi,ecc. Il giorno prima di una verifica o un'interrogazione è possibile solo fare un ripasso per accertarsi di sapere esporre e utilizzare ciò che si è appreso. Quindi: - rilettura veloce del testo, degli appunti, degli schemi, o esercizi-tipo - ripetizione ad alta voce per verificare la capacità di esposizione; eventuale simulazione dell'interrogazione o della verifica. Perciò, se devi studiare 28 pagine di storia per l’interrogazione prevista tra 7 giorni , non programmare lo studio di quattro pagine al giorno. Intensifica invece lo studio all’inizio, diminuendo a metà settimana e tenendoti due giorni per un ampio ripasso.
Restano ancora due aspetti:
- verificare se la pianificazione è stata “realistica”. Confronta il tuo programma con ciò che hai realizzato. Sei stato troppo ottimista sui tempi dello studio? O è successo il contrario? Correggi la tabella di marcia, ricordando che stai imparando a studiare e, come in ogni apprendimento, gli errori sono previsti.
- l’aspetto più impegnativo: rispettare il programma! Ma per questo ti rimandiamo al capitolo Sostenere la volontà
Lo studio
Ci sono diversi modi per affrontare lo studio di un argomento ed è importante ripetere che ognuno di noi ha strade diverse per raggiungere l’obiettivo. La maggior parte delle persone, però, ha un proprio “percorso” che è risultato efficace e viene perciò riutilizzato.
Sulla base di quanto dicono di fare le persone che hanno successo nello studio, un possibile percorso può essere questo.
Attivare la rete di conoscenze. Crearsi aspettative
Comincia ad esplorare il testo che hai davanti come si fa normalmente di fronte a qualcosa di nuovo. Hai già un’idea globale dell’argomento perché in classe avrai ascoltato la lezione dell’insegnante. Il testo che hai tra le mani presenta una struttura ed un’organizzazione dei capitoli che è bene conoscere. Sulla base dei titoli, dei sottotitoli, delle figure, dei grafici ecc. prova a prevedere di cosa parlerà il testo, collegandolo a ciò che già conosci sull’argomento.
Comprendere
Fai una prima lettura globale. Dividi il testo in sequenze, ricavandone le informazioni più importanti. Se incontri termini specifici, sottolineali. Se ci sono parole che non conosci, devi cercarne il significato sul vocabolario Se incontri grafici,tabelle,ecc. non ignorarli. Integra le informazioni che ne ricavi con quelle fornite dal testo scritto. Mentre leggi, sottolinea i concetti, scrivi delle parole-chiave vicino ad ogni sequenza, numera i concetti da memorizzare
Rielaborare e memorizzare
Cerca il tuo modo di rielaborare ciò che hai letto. Puoi prendere appunti, fare schemi, fare mappe, ripetere ad alta voce,ecc. Cerca di associare ciò che stai memorizzando ad altre esperienze, conoscenze, immagini che emergono. Metti qualcosa di noto vicino a ciò che va memorizzato Se l’argomento da studiare ha suscitato qualche interesse, sfrutta il momento favorevole e dai un contributo per approfondire i contenuti.
LE STRATEGIE DI LETTURA
Dopo aver pianificato il lavoro da svolgere a casa, definendone i tempi, la prima tappa importante è la lettura. Questo accade sia nel caso più semplice di studio del testo, sia in quello più complesso in cui occorre reperire del materiale o produrre un lavoro.
Innanzitutto è necessario avere chiaro perché si legge:
per studiare l'argomento? per cercare la risposta a parti o concetti non capiti? per cercare qualche esempio su come risolvere un problema? per fare una ricerca? per trovare informazioni su un argomento che dobbiamo trattare in un tema?
Sulla base di questo scopo potremo decidere se fare una
lettura integrale o una lettura selettiva
Nel caso di una lettura integrale, cioè finalizzata allo studio serio di un argomento, sarà necessaria molta concentrazione e si dovranno utilizzare alcune tecniche di memorizzazione: sottolineature, segni grafici (frecce, asterischi,ecc.) e titoletti al margine.
In altri casi si potranno utilizzare varie forme di lettura selettiva:
lettura orientativa, quando intendiamo capire di che testo si tratta oppure quando vogliamo verificare se un certo testo risponde alle nostre esigenze
lettura cursoria se operiamo una selezione delle informazioni, limitandoci a leggere le parti che ci interessano.
Ma,prima di arrivare a questa fase, vale la pena di verificare se si è dei buoni lettori.
Un buon lettore è colui che legge velocemente e capisce quello che legge.
Un buona lettura prevede una velocità di 300-400 parole al minuto.
Se un lettore è in grado di leggere a questo ritmo significa che :
- utilizza adeguatamente l’ampiezza del campo visivo per cogliere gruppi di parole con un solo colpo d’occhio
- riesce a fare una lettura silenziosa senza passare attraverso la traduzione uditiva dei suoni. In effetti la velocità degli occhi è superiore a quella della produzione di parole.
Inoltre:
- per raggiungere una velocità superiore a quella di lettura ad alta voce , il cervello effettua delle operazioni di “riempimento” e intuizione delle parole che verranno, anticipandone l’arrivo. Si tratta cioè di una lettura “attiva”, in cui chi legge “sa cosa potrebbe aspettarsi”.
Un’altra operazione per rendere efficace la lettura e ridurre il tempo di assimilazione è quello di richiamare alla mente, ponendoci delle domande, ciò che conosciamo già su quell’ argomento. Infatti, poiché sappiamo che il sistema delle conoscenze è una rete di informazioni legate tra loro, sarà molto più facile ancorare le nuove informazioni a una rete già strutturata piuttosto che “aprire” una rete del tutto nuova (che poi si perde nei magazzini della memoria). Inoltre, avere delle aspettative sul testo ci permette di muoverci in modo più attivo e di essere maggiormente in grado di selezionare le informazioni principali.
Ecco l’altro aspetto importante della fase di lettura: le informazioni vanno in qualche modo già elaborate.
Si può procedere in vari modi, ma sicuramente occorre:
individuare l'argomento di ogni parte del testo (conviene sicuramente annotarlo a margine, in modo da poter comodamente ricostruire il filo del discorso)
individuare i concetti principali e quelli secondari (si può, ad esempio, sottolineare in modo diverso gli uni e gli altri)
evidenziare in modo visibile i nuclei centrali, oppure le tesi dell'autore, cioè quello che sarebbe più importante riferire se dovessimo scrivere solo tre righe di sintesi sul testo
E’ chiaro perciò che il testo va usato, segnato, personalizzato in modo da aiutare la comprensione e la memorizzazione: un libro nuovo e immacolato non indica uno studente particolarmente attivo. Bisogna sempre scoprire il significato di parole sconosciute: potrebbero essere fondamentali per la comprensione. Inoltre, se il mio vocabolario è ricco, le mie prossime letture saranno più rapide.
Uno dei metodi per essere attivi nella fase di lettura è di seguirla sottolineando e apportando segni grafici con varie funzioni. Questo permette di: - concentrarsi - comprendere - selezionare le informazioni - iniziare la memorizzazione
Come si sottolinea?
- Alla fine di un capoverso si individua il concetto-chiave, distinguendo le informazioni importanti da quelle secondarie.
- Alla fine di una più ampia porzione di testo occorre capire il rapporto tra le diverse informazioni.
- Se è possibile, è utile individuare una successione numerabile di informazioni. Potrebbe essere una successione di tipo cronologico, oppure un rapporto di causa – effetto, oppure potrebbero alternarsi concetti ed esempi. Sempre, però, in un testo i legami tra le varie parti seguono criteri logici. I paragrafi, che rappresentano unità logiche di pensiero, sono ben distinti tra loro.
Gli errori da evitare sono: - sottolineare troppo. Non si distinguono più le cose importanti - sottolineare sempre allo stesso modo. Occorre aggiungere qualche segno grafico che distingua informazioni principali e informazioni secondarie, concetti da esempi. Ad esempio una doppia sottolineatura per il concetto chiave, una semplice per le informazioni secondarie ecc. È molto utile utilizzare segni particolari per visualizzare punti non chiari, commenti personali, collegamenti tra informazioni, ecc.
Un ultimo punto: per essere sicuri di aver colto tutto ciò che di importante il testo ci comunica, occorre ricordare che talvolta vi sono informazioni implicite, cioè che non vengono espresse apertamente, ma sono sottintese o considerate come premessa già nota al lettore.
COSTRUIRE SCHEMI E MAPPE
Per realizzare un apprendimento significativo e non meccanico è indispensabile inserire le nuove conoscenze in una rete di altre conoscenze già consolidate e dotate di significati e legami molteplici per la persona che studia.
Questo significa che la persona deve rielaborare e riorganizzare informazioni, dati, concetti, nella maniera più funzionale per lei.
Vi sono molti modi per rielaborare e riorganizzare i testi. La scelta del tipo di rielaborazione può dipendere dall’argomento e dalla quantità del materiale di studio, ma anche dal proprio stile di apprendimento.
Se, ad esempio, sei una persona che ha una buona memoria visiva, allora le mappe fanno al caso tuo ( e non solo al tuo, visto che risultano essere il tipo di rappresentazione più utile all’apprendimento).
Se, invece, sei una persona che ha bisogno di ripetere ad alta voce, forse per te la traccia migliore sono gli appunti lineari, ben riorganizzati, con un’ integrazione tra appunti da lezioni e appunti da lettura del testo.
Se hai bisogno di forme di riorganizzazione ordinate, ti possono essere utili schemi , tabelle e diagrammi di flusso.
Tutti i libri di testo fanno ormai uso di vari tipi di schemi logici per porre in relazione fra loro argomenti e concetti.
- Essi vengono detti “organizzatori anticipati” se sono posti all’inizio di una unità di lavoro e hanno l’obiettivo di aiutare lo studente a inserire in una rete logica le conoscenze che stanno per essere presentate.
- Nel corso della trattazione possono essere inserite per visualizzare diversi tipi di legami logici: legami di causa-effetto, fatto-conseguenza, processi ciclici, legami di inclusione, appartenenza, identità,ecc.
- Quando sono poste alla fine dell’unità hanno funzione di sintesi.
Gli schemi possono servire a:
- raccogliere le proprietà che delimitano un concetto - rappresentare le definizioni fornite dal testo - rappresentare i concetti in rapporto gerarchico (schema ad albero) - raccogliere le informazioni relative ad un argomento - confrontare informazioni - organizzare liste di informazioni per categorie - organizzare per tabelle - organizzare per assi temporali, periodi e durate (schemi lineari) - disporre una successione di azioni nel tempo su un diagramma di flusso - rappresentare vari tipi di legami logici tra fatti o concetti
Un particolare tipo di schema è rappresentato dalle mappe.
Le mappe sono delle rappresentazioni schematiche della relazione fra concetti; permettono di visualizzare rapidamente l’idea centrale o i concetti-chiave, evidenziano i legami logici tra le informazioni, si prestano a successive integrazioni. Ma soprattutto “assomigliano” al modo di procedere della nostra mente, che non è lineare ma a “rete”.
Il modello di base di una mappa concettuale è:
due concetti vengono rappresentati da un’ellisse (o qualsiasi altra forma ), sono collegati fra loro da una freccia direzionale e da un verbo o altre parole che esplicitano il tipo di legame.
Il numero di legami tra concetti è potenzialmente infinito, e corrisponde alla porzione di conoscenza che si vuole rappresentare.
Le mappe possono essere utilizzate per tutte le materie di studio: se ti riescono con facilità puoi farle prima di affrontare un argomento, per verificare ciò che già conosci, ma soprattutto sono utili come strumento di sintesi. Per un esempio di mappa di sintesi su un argomento di studio, vedi negli Esercizi.
Inoltre le mappe sono utili anche per riorganizzare le idee quando devi svolgere un tema, fare un intervento ad una riunione, pianificare un lavoro di gruppo con i compagni. Un esempio di mappa per raccogliere le idee è negli Esercizi.

