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Marzabotto

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Marzabotto (in dialetto bolognese Marzabòt) è un comune di 6.621 abitanti della provincia di Bologna.

Indice

Storia[Modifica sezione]

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La zona di Marzabotto è abitata da tempi molto antichi. Sul suo territorio vi è una acropoli etrusca (da alcuni identificata nell'antica Misa, nota fin dal 1550.Il centro abitato di Marzabotto si è sviluppato in tempi relativamente recenti. Durante la Seconda Guerra Mondiale, il paese fu teatro e vittima della Strage di Marzabotto (29 settembre 1944), perpetrata dai nazisti. Marzabotto è quindi tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione.

Etimologia[Modifica sezione]

Di origine incerta è il nome dell'abitato di Marzabotto, probabilmente derivato dalla trascrizione italiana della parola marzabòt, che in bolognese significa caprimulgo. Non è chiaro se tale nome sia da attribuirsi ad un antroponimo (soprannome di qualche abitante al tempo particolarmente rilevante) o all'abbondanza di uccelli di questa specie che ancora oggi popolano le foreste circostanti il paese e il Parco Storico di Monte Sole: quello che è certo è che tale nome è stato attribuito ufficialmente all'abitato solo nel 1880, sostituendo la denominazione precedente di Caprara sopra Panico.

Altre etimologie più o meno fantasiose giustificano questo nome con altri fenomeni, tra cui la presenza di botti marce per la macerazione della canapa (in bolognese: bòt mèrzi) o il ricordo di un'antica festa nel mese di marzo in cui si soleva sparare e provocare pertanto dei botti. Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria

Medaglia d'oro al valor militare «Incassata fra le scoscesi rupi e le verdi boscaglie della antica terra etrusca, Marzabotto preferì ferro, fuoco e distruzioni piuttosto che cedere all'oppressore. Per 14 mesi sopportò la dura prepotenza delle orde teutoniche che non riuscirono a debellare la fierezza dei suoi figli arroccati sulle aspre vette di Monte Venere e di Monte Sole sorretti dall'amore e dall'incitamento dei vecchi, delle donne e dei fanciulli. Gli spietati massacri degli inermi giovanetti, delle fiorenti spose e dei genitori cadenti non la domarono ed i suoi 1830 morti riposano sui monti e nelle valli a perenne monito alle future generazioni di quanto possa l'amore per la Patria.» — 8 settembre 1943 - 1º novembre 1944

Monumenti e luoghi d'interesse: Sacrario Martiri di Marzabotto[Modifica sezione]

IL Sacrario si trova al centro di Marzabotto, che dista circa 25 Km da Bologna. E’ stato edificato per ricordare e dare degna sepoltura alle vittime della guerra e della strage avvenuta nei territori dei Comuni di Marzabotto, Monzuno-Vado, Grizzana Morandi. L’opera, inaugurata nel 1961, comprende la Chiesa parrocchiale, che si affaccia sulla piazza principale del paese ed il Sacrario vero e proprio ricavato nella cripta sottostante.

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Nel Sacrario sono riuniti i resti di 782 vittime civili e di partigiani, la maggior parte caduti nel feroce eccidio nazifascista compiuto tra il 29 settembre ed i primi di ottobre 1944. I caduti sono raccolti nei loculi ricavati lungo le pareti laterali della cripta, in tombe singole o in urne collettive distinte per località. Tra le vittime innocenti risultano 316 donne, 76 vecchi di oltre 60 anni e 189 bambini di età inferiore a 12 anni, di cui molti di pochi mesi, alcuni di pochi giorni: intere famiglie sono state completamente sterminate. Nei rimanenti vani della cripta sono stati raccolti militari della prima e della seconda guerra mondiale. [[Image:Etruschi a marzabotto 047.jpg|right|thumb] Nella fascia superiore, che corre tutt’intorno all’esedra semicircolare dell’altare, la pittrice Stella Angelini ha rappresentato: la partenza dei giovani per la guerra come soldati o come partigiani, Cristo che accoglie le vittime della guerra, il ritorno alla pace con la ricostruzione delle case e la ripresa della vita quotidiana. Nella opposta parete di fondo la stessa Angelini ha realizzato un trittico su lamina d’oro rappresentante: la scena di uno stermino, con donne, vecchi , bambini, sacerdote, il dolore e la disperazione dei sopravvissuti, la rinascita nella libertà con simboli di vita, gioia e pace. In otto nicchie, ricavate nei vani attorno alla crociera centrale, sono collocate opere in lamina di bronzo della Angelini che si riferiscono ad aspetti caratteristici della lotta partigiana: la vedetta partigiana, la morte dell’innocente, la cooperazione, le catene infrante, il soccorso al ferito, il dolore, la vedetta militare, la fiaccolata. Nella parte centrale quattro grandi lapidi riportano le motivazioni delle medaglie d’oro al valor militare concesse alla memoria di Don Giovanni Fornasini, del comandante della Brigata partigiana “Stella rossa” Mario Musolesi, e dei partigiani Gastone Rossi e Francesco Calzolari. Ai lati della gradinata che porta all’ingresso del Sacrario sono state poste diverse lapidi di “città martiri”che, come Marzabotto, hanno subito la violenza e la distruzione della guerra sulle persone civili.

Cultura: Museo e scavi etruschi[Modifica sezione]

Il Museo nazionale etrusco di Marzabotto nacque come diretta conseguenza alle prime campagne di scavo affidate a Giovanni Gozzadini, finanziate dai conti Aria, allora proprietari dell’intero Pianoro di Misano. Il nucleo iniziale si arricchì poi negli anni successivi grazie alle campagne di scavo che portarono alla luce una cospicua quantità di materiali.

Etruschi a marzabotto 047.jpg

La prima sala è stata allestita con l’intento di offrire un inquadramento geografico e geologico della Valle del Reno e dell’area di Marzabotto esponendo campioni d’argille, pietre usate per la costruzione e reperti faunistici. Le restanti vetrine della sala contengono i pochi materiali superstiti dell’incendio che danneggiò il Museo nel 1944, tutti provenienti dalle necropoli nord ed est, e i disegni delle uniche oreficerie rinvenute a Marzabotto, rubate nel 1911. Data la scarsa documentazione di scavo relativa alle due necropoli, non fu possibile ricostruire filologicamente i corredi tombali, e il criterio espositivo adottato fu dunque per classi di materiali. I corredi erano in genere costituiti da vasi attici a figure rosse, vasellame prodotto localmente, oggetti in osso e ambra, unguentari in alabastro, paste vitree, suppellettili di bronzo come specchi, fibule e bronzetti, tra cui si segnalano due bronzetti che fungevano da cimase di candelabro rappresentanti una figura negroide con anfora sulla spalla e una riproduzione di un guerriero e di una donna in atto d’offerta. Al di fuori delle vetrine sono visibili cinque segnacoli funerari, distinti per forma e materiale dai semplici ciottoli fluviali usati nella maggior parte delle sepolture. Quattro sono, infatti, i cosiddetti cippi a cipolla, mentre il quinto segnacolo, proveniente dal sepolcreto est, è costituito da una stele figurata – l’unica rinvenuta a Marzabotto – su cui è scolpita la defunta eroizzata, collocata su podio. Nella seconda sala è esposto sia materiale proveniente dagli scavi più vecchi avvenuti in abitato come vasellame d’importazione e di produzione locale, frammenti di parapetti cilindrici da pozzo e una gran quantità d’oggetti d’uso quotidiano come rocchetti, fusaiole e pesi in pietra riferibili alle attività di filatura e tessitura sia materiali provenienti dall’acropoli e dal santuario fontile, in particolare statuette di devoti in bronzo, ex voto anatomici e vasellame locale. La terza grande sala mostra un’ampia campionatura d’elementi di decorazione architettonica: tegole dipinte a motivi geometrici e vegetali, antefisse rinvenute sia in acropoli sia in area urbana e il rivestimento fittile di una colonna. Di particolare interesse per l’archittettura domestica di V secolo a.C. sono le ricostruzioni parziali di tetti con tanto d’impluvio e lucernario, e la ricostruzione di fondazioni di ciottoli a secco su cui è posata una conduttura di tubi fittili.

testa di Kouros

Al centro della sala si trova la bella testa di kouros di marmo pario rinvenuta in una canaletta della strada A, con pettinatura resa con piccoli boccoli e volto realizzato a grandi volumi arrotondati, forse prodotta in area ionica attorno al 500 a.C. e importata in Etruria padana dal porto di Spina. Essa testimonia assieme ad una testa d’efebo, perduta, una consistente importazione di marmi dalla Grecia. Le restanti vetrine contengono materiali connessi con le attività produttive dell’area: matrici per plasmare l’argilla e vasellame di vario genere proveniente dagli scavi delle fornaci e oggetti provenienti dall’officina di fusione del bronzo, tra cui matrici, fibule, chiodi e numerose scorie di lavorazione. Inoltre sono esposti reperti provenienti dalle case: tenaglie (da ricollegare all’attività metallurgica esplicata in piccole officine all’interno delle case) fibule, bronzetti, elementi di mobilio, gioielli, e numerosi vasi di piccole e grandi dimensioni. Le ultime vetrine sul fondo della sala testimoniano le vicende di Marzabotto successive alla fase etrusca ovvero la fase gallica e quella romana. L’ultima parte del Museo raccoglie i corredi completi di due tombe ad inumazione, scavate a Sasso Marconi, e un nucleo di rinvenimenti sporadici della Valle del Reno.

Strage di Marzabotto[Modifica sezione]

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L'eccidio di Monte Sole (più noto come strage di Marzabotto, dal maggiore dei comuni colpiti) fu un insieme di stragi compiute dalle truppe naziste in Italia tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944, nel territorio di Marzabotto e nelle colline di Monte Sole in provincia di Bologna, nel quadro di un'operazione di rastrellamento di vaste proporzioni diretta contro la formazione partigiana Stella Rossa. La strage di Marzabotto è uno dei più gravi crimini di guerra contro la popolazione civile perpetrati dalle forze armate tedesche in Europa occidentale durante la Seconda guerra mondiale.

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