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Ivrea

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Ivrea [1] e' una citta del Piemonte, in provincia di Torino.

Da sapere[Modifica sezione]

Storia[Modifica sezione]

Numerose ed autorevoli le testimonianze a proposito della fondazione di Ivrea. Secondo Plinio si deve far risalire l'origine della città ad un oracolo della Sibilla Cumana che pronosticava la nascita di una colonia ai piedi delle Alpi quale luogo di educazione della gioventù romana all'esercizio delle discipline militari ed equestri. L'oracolo affermava il proposito di erigere una città per contenere le incursioni dei Salassi, sempre più pressanti sul finire del II sec. a.C. Occorreva dunque una colonia potente che fosse non solo presidio contro i Salassi ma anche via d'accesso ai Valichi alpini. La sua fondazione, come testimonia Vellejo Patercolo, avvenne nell'anno 100 a.C., sotto Caio Mario. Furono eretti templi, basiliche, l'anfiteatro e il magnifico tempio dedicato al Sole, dove ora sorge la Cattedrale. La colonia fu circondata da capienti scuderie e dotata di un acquedotto e di un grande teatro. Tacito parla di Eporedia nelle sue Historiae nei termini di "firmissima Traspadana Municipia". Anche Cristoforo Celario e Sertorio Ursato definiscono Ivrea come municipio, mettendo in risalto l'importanza della città. Ma anche chi usa la definizione di colonia distingue tra colonia latina, sottomessa a Roma, senza privilegi ed autonomia, e colonia romana, quale era appunto Eporedia, dotata di proprie leggi e i cui abitanti erano considerati cittadini romani. Diversi autori e pubbliche scritture nominarono nel corso dei secoli in vario modo la città. Hiporegia, Eporegia, Evoreja, Eboreia, Eboria o anche Lamporeggio o Amporegio sono i nomi che si leggono talvolta, ma tutti questi non sono che una trasformazione dei due principali: Yporia ed Eporedia. Il nome Yporia compare in autori medievali ad indicare che la città sorse su un promontorio, dal greco upò, sotto, e oros, monte. Tale denominazione si desume soprattutto dalle pergamene non anteriori al X secolo d.C., conservate nell'Archivio della Cattedrale. Molto più diffuso è il termine Eporedia, adottato dai Romani e da tutti gli antichi scrittori sia greci sia latini come Plinio, Tolomeo, Strabone, Tacito, Patercolo, Antonino. Cicerone in una sua epistola ne fa il plurale, Bruto nella risposta allo stesso Cicerone usa il singolare. Eporedia è il nome presente su tutte le iscrizioni latine portate alla luce sia in città sia in Roma. Plinio lo fa derivare dall'abilità dei suoi abitanti nel maneggio dei cavalli, perché tra i Galli era diffuso l'appellativo di Eporedici per contraddistinguere i più eccellenti domatori di equini. Molti storici concordano sull'interpretazione del nome Eporedia come stazione di carri equestri o mansione di conduttori di carri equestri, facendo risalire l'origine del termine all'idioma gallico epo, al greco ippo e al latino equo, cioè cavallo, e reda, che in gallico significa carro.

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